Come ha potuto una registrazione di una violoncellista ventenne legare così strettamente il nome dell'opera a quello dell'interprete? Seguiamola con l'orecchio, dai primi quattro accordi al ricordo conclusivo.
Nel pianoforte non ci sono acqua né luce: perché allora il brano evoca una superficie che si muove? Seguiamo il piccolo motivo di tre note e le figure che si espandono.
Come si collegano i battiti della lenta sarabanda e gli spazi fra gli accordi? Nella registrazione di Michelangeli ascoltiamo in sequenza le tre voci e la risonanza.
Come cambia la melodia di Mozart quando lo strumento scende più in basso del clarinetto familiare? Cerchiamo con l'orecchio le differenze fra la ricostruzione e la versione tradizionale.
Come può cantare un pianoforte senza parole? Seguiamo il respiro della melodia nella mano destra e il flusso custodito dalla sinistra e dall'orchestra nel Larghetto.
«Chiaro di luna» è così familiare che è facile lasciarlo scorrere senza ascoltarlo. Torniamoci attraverso tre sole scene: l'inizio quieto, l'onda che si allarga e la risonanza del ritorno.
La celebre melodia che evoca boschi nordici era destinata a una scena ambientata in Africa. Ascoltiamo insieme l'immaginazione aperta dal titolo, la scena teatrale e il dialogo degli strumenti.
Nel titolo originale non compaiono né la corda di sol né un violino solista. Ascoltando le molte linee dell'insieme e il basso che continua a camminare, il brano familiare si riapre.
Anche la melodia del clarinetto che sembra non finire mai deve respirare. Seguendo la fine delle frasi e le risposte dell'orchestra, percepiamo fisicamente il fraseggio.
La stessa nota continua a risuonare, ma a volte è quieta e a volte inquieta. Ascoltiamo come siano l'armonia circostante e il registro, più che la nota in sé, a trasformarne il carattere.
Vita, morte e ragioni della statura di Jean-Pierre Rampal come flautista emblematico del 20° secolo: dagli studi di medicina alla carriera internazionale da solista.