In questo articolo
  1. Vini per i piatti vegetali
  2. Materia prima e principi della fermentazione
  3. Il rapporto tra vigneto e vino
  4. Selezione e fermentazione dell’uva raccolta
  5. Tipi di vino secondo la produzione
  6. Come recipienti e tempo modificano il vino
  7. Le informazioni sull’etichetta
  8. Valutare il vino attraverso gusto e aroma
  9. Il gusto secondo temperatura, bicchiere e aria
  10. Le basi della conservazione
  11. Riconoscere i difetti del vino
  12. I principi dell’abbinamento
  13. Scegliere il vino per i piatti vegetali
  14. Come il cibo cambia il gusto del vino
  15. Verificare se un vino è vegano
  16. Salute e sicurezza
  17. Domande frequenti
  18. Il vino con i piatti di Mahina

Acidità, aromi, tannini e consistenza del vino si formano lungo un percorso che va dall’ambiente in cui cresce l’uva alla fermentazione e all’affinamento. Anche dallo stesso vitigno si ottengono vini freschi e leggeri oppure intensi e corposi, secondo vendemmia, durata del contatto con le bucce e recipienti di affinamento.

Per abbinare il vino ai piatti vegetali, cottura e salsa sono riferimenti importanti. Pomodoro fresco o arrostito a lungo, funghi lessati o alla brace, tofu delicato o condito con una salsa fermentata differiscono per acidità, dolcezza, umami, amarezza, grassi e intensità aromatica, pur partendo dallo stesso ingrediente. Scegliendo il vino in base al gusto e alla consistenza del piatto finito, si possono esplorare molti abbinamenti anche con gli stessi ingredienti.

Vini per i piatti vegetali

Gusto dominante nel piatto Carattere del vino da considerare per primo Aspetti da tenere presenti
Acidità di limone, aceto e pomodoro Vino dall’acidità netta Se il cibo è molto più acido del vino, quest’ultimo può sembrare piatto
Gusto intenso di funghi, melanzane e ortaggi a radice arrostiti Corpo almeno medio, note di terra, erbe o affinamento, oppure acidità vivace Considerare cottura e concentrazione della salsa prima del nome dell’ingrediente
Peperoncino e spezie Alcol relativamente contenuto, aromi fruttati ricchi e, se utile, un po’ di dolcezza Alcol elevato e tannini ruvidi possono accentuare la sensazione pungente
Crema di anacardi, tahina e salse al cocco Vino di buona acidità oppure spumante Se dolcezza e spezie della salsa prevalgono, partire da questi sapori
Dessert di frutta, cioccolato e frutta a guscio Vino con una dolcezza evidente quanto quella del piatto Dopo un cibo dolce, un vino secco può sembrare più acido e amaro

Materia prima e principi della fermentazione

Il vino è una bevanda ottenuta dalla fermentazione totale o parziale di uva fresca o del suo succo.

Durante la fermentazione sono soprattutto i lieviti a trasformare glucosio e fruttosio dell’uva in etanolo e anidride carbonica. L’aroma finale nasce dall’insieme dell’attività di lieviti e altri microrganismi, della temperatura di fermentazione, delle condizioni nutritive, del contatto con l’ossigeno e delle reazioni chimiche durante l’affinamento.

È per questo che lo stesso vitigno può dare vini diversi. Ambiente di coltivazione, vendemmia, selezione, pressatura, fermentazione, affinamento e imbottigliamento comportano numerose scelte che definiscono il carattere del vino.

Il rapporto tra vigneto e vino

Nel vino, terroir indica l’insieme di clima, suolo, topografia, ambiente biologico e pratiche di coltivazione sviluppate nel tempo dall’uomo nel luogo in cui cresce l’uva. Anche quando il gusto ricorda la pietra, non lo si può spiegare con una sola causa, come un trasferimento diretto dei minerali del suolo nel vino.

Grappoli d’uva in maturazione nel vigneto

Come il clima influenza maturazione ed equilibrio dell’uva

Durante la maturazione l’uva accumula zuccheri e cambia per quantità e tipi di acidi. Si sviluppano anche pigmenti delle bucce, tannini e precursori aromatici. Il caldo può far aumentare rapidamente gli zuccheri e diminuire gli acidi, ma aromi, bucce e vinaccioli non maturano necessariamente alla stessa velocità. Germogliamento, fioritura e invaiatura possono anticipare; il sole intenso può danneggiare gli acini, oppure zuccheri sufficienti possono accompagnarsi a bucce e vinaccioli ancora poco maturi.

Nelle zone calde, il rapido aumento degli zuccheri e la riduzione degli acidi tendono a dare vini più alcolici e corposi. Il risultato cambia però con il tempo atmosferico dell’annata, il vitigno, la vendemmia, la gestione di foglie e tralci, l’irrigazione, la resa e la vinificazione.

Come il suolo influenza acqua e radici

Dimensione delle particelle, profondità, drenaggio e capacità di trattenere acqua del suolo influenzano acqua e nutrienti disponibili alle radici e crescita della vite. Suolo, clima e topografia modificano l’approvvigionamento idrico, con effetti sullo sviluppo e sulla maturazione degli acini.

Vitigno, coltivazione e vinificazione

Vitigni e cloni tendono a differire per zuccheri, acidi, pigmenti e tannini delle bucce, precursori aromatici e periodo di maturazione. Un clone è una linea di coltivazione che conserva le stesse caratteristiche genetiche mediante propagazione, per esempio dei tralci di una vite. Al gusto finale contribuiscono anche luce, temperatura, acqua, resa, data di raccolta e vinificazione. Lo stesso vitigno può così produrre aromi e gusti del tutto diversi.

I criteri per scegliere la vendemmia

Chi vinifica sceglie il giorno di raccolta valutando insieme zuccheri, acidità, pH, aromi, maturità di bucce e vinaccioli, stato degli acini e previsioni meteorologiche.

Raccogliere più tardi può aumentare il grado alcolico previsto a fine fermentazione, ma anche ridurre acidità e freschezza aromatica. Una raccolta troppo precoce può lasciare sentori vegetali e consistenza ruvida. Il momento adatto dipende dal vitigno e dal vino desiderato.

Selezione e fermentazione dell’uva raccolta

L’uva raccolta comprende polpa e succo, ma anche bucce, vinaccioli, raspi e microrganismi sulla superficie. Chi vinifica elimina acini marci o danneggiati, terra e foglie, e decide se diraspare, pigiare o pressare direttamente. Queste scelte modificano i microrganismi attivi nella fase successiva e le sostanze estratte dall’uva.

Pressatura e macerazione

La pressatura separa il succo dalle parti solide dell’uva. La macerazione mette bucce, vinaccioli e talvolta raspi a contatto con il succo per estrarre pigmenti, polifenoli, aromi e precursori aromatici.

Nella maggior parte delle uve rosse i pigmenti rossi si concentrano più nelle bucce che nella polpa. Durata e temperatura del contatto tra bucce e succo e gestione del cappello sono quindi importanti per estrarre colore e tannini. Esistono però varietà particolari con polpa pigmentata, e l’estrazione cambia anche con vitigno e maturità.

Lieviti selezionati e fermentazione spontanea

Aggiungere lieviti commerciali selezionati può favorire la rapida crescita del ceppo scelto. La fermentazione spontanea, senza inoculo di lieviti, dipende maggiormente dalle comunità microbiche presenti sull’uva e in cantina.

Nella fermentazione spontanea intervengono diversi microrganismi dell’uva e della cantina; anche i lieviti selezionati producono aromi diversi secondo ceppo e condizioni. Qualunque metodo si scelga, occorre seguire con attenzione situazione microbiologica iniziale, nutrienti, temperatura e andamento della fermentazione.

Fermentazione alcolica e conversione malolattica

Nella fermentazione alcolica sono soprattutto i lieviti a trasformare gli zuccheri in etanolo e anidride carbonica. Nella fermentazione, o conversione, malolattica i batteri lattici trasformano l’acido malico in acido lattico e anidride carbonica.

La conversione malolattica può attenuare la sensazione pungente dell’acidità e modificare l’aroma. Influenza anche la possibilità che microrganismi indesiderati tornino a crescere nel vino. Chi vinifica la favorisce o la impedisce secondo il gusto e l’equilibrio acido desiderati.

Tipi di vino secondo la produzione

I tipi di vino si distinguono per contatto tra bucce e succo, fermentazione, formazione delle bollicine e momento di aggiunta dell’alcol.

Tipo Lavorazione rappresentativa Fattori che determinano gusto e consistenza
Bianco Pressatura → separazione del succo → fermentazione → affinamento e stabilizzazione Temperatura di fermentazione, ossigeno, contatto con fecce e recipienti di affinamento
Rosso Fermentazione e macerazione con le bucce → pressatura → affinamento Estrazione di pigmenti e tannini, gestione del cappello, temperatura e ossigeno
Rosato Breve contatto con le bucce o pressatura diretta → separazione del succo → fermentazione Durata del contatto con le bucce e modalità di pressatura
Spumante Produzione del vino base → formazione delle bollicine in bottiglia, autoclave o altro recipiente Metodo di seconda fermentazione, durata del contatto con i lieviti e tenore zuccherino
Fortificato Aggiunta di alcol durante o dopo la fermentazione → affinamento Momento dell’aggiunta, zuccheri residui, ossigeno e recipiente di affinamento

Perché nei bianchi si separano presto le bucce

Nella vinificazione in bianco più comune, dopo la pressatura si separa presto il succo dalle parti solide e lo si fa fermentare. È una scelta che limita l’estrazione eccessiva di colore e composti fenolici ruvidi e preserva gli aromi freschi.

Alcuni bianchi prevedono un breve contatto con le bucce o la fermentazione in rovere, e sviluppano una consistenza e aromi più ricchi attraverso malolattica o affinamento sulle fecce. Il vino di uve bianche fermentato a lungo a contatto con bucce e vinaccioli può assumere tonalità aranciate o ambrate e una certa astringenza.

Come i rossi acquistano colore e tannini

I rossi si producono generalmente facendo fermentare e macerare insieme bucce e succo per estrarre pigmenti e tannini. Affondare il cappello di bucce che galleggia durante la fermentazione, oppure prelevare il liquido dal basso e distribuirlo sopra, aiuta a uniformare calore ed estrazione.

La durata adatta della macerazione dipende da vitigno, maturità di bucce e vinaccioli e consistenza desiderata. La macerazione carbonica, che pone uve non pigiate in un serbatoio chiuso ricco di anidride carbonica, può servire a produrre rossi o rosati relativamente morbidi e freschi. Gli aromi cambiano però con vitigno, durata e fermentazione successiva.

I diversi metodi per il rosato

Il rosato si ottiene spesso pressando direttamente uve rosse oppure separando il succo dopo un brevissimo contatto con le bucce. Esistono anche il salasso, o saignée, che preleva parte del succo da una vasca di rosso, e, in alcune regioni, il taglio di vino rosso e bianco consentito dalle norme.

L’intensità del colore dipende soprattutto da vitigno e contatto con le bucce. Dolcezza, intensità aromatica, qualità e potenziale d’invecchiamento vanno valutati separatamente dal colore.

Bollicine e zuccheri nello spumante

I metodi più comuni producono anidride carbonica mediante una seconda fermentazione in bottiglia o in autoclave. Un lungo contatto con i lieviti dopo la seconda fermentazione in bottiglia può modificare consistenza e aromi di affinamento. L’autoclave può favorire uno stile che preserva la freschezza fruttata. I due metodi perseguono aromi e consistenze differenti.

Brut ed Extra Dry possono confondere se interpretati soltanto secondo il significato comune dell’inglese. Nei criteri tecnici internazionali, Brut indica zuccheri fino a 12 g/L, con una tolleranza di +3 g/L. Extra Dry indica 12–17 g/L, anch’esso con una tolleranza di +3 g/L. Malgrado il nome, l’intervallo zuccherino dell’Extra Dry è quindi più alto di quello del Brut.

Quando si aggiunge l’alcol nei vini fortificati

La fortificazione aggiunge al vino acquavite di vino, ottenuta distillandolo, oppure alcol consentito. Se l’alcol viene aggiunto prima del completamento della fermentazione o durante il suo svolgimento per arrestarla, possono rimanere zuccheri dell’uva. Aggiungendolo a fermentazione conclusa si può mantenere un gusto secco. Gli aromi successivi cambiano molto anche secondo la scelta di un affinamento a contatto con l’ossigeno oppure protetto dall’ossigeno.

Come recipienti e tempo modificano il vino

Dopo la fermentazione, il vino può affinarsi in acciaio inox, cemento, terracotta, grandi botti di legno o piccole botti di rovere. Materiale, dimensioni, numero di utilizzi e tenuta del recipiente influenzano scambio di ossigeno, temperatura, estrazione di sostanze dal legno e sedimentazione.

Cantina di affinamento con botti di rovere

Il rovere nuovo può cedere composti che ricordano vaniglia, cocco e spezie. Specie e grana del legno, tostatura e dimensioni della botte modificano il risultato. Anche l’ossigeno che attraversa lentamente la botte e le reazioni del vino cambiano colore, tannini e aromi. L’effetto dell’affinamento in rovere non è soltanto profumo di legno: nasce dall’interazione tra componenti dell’uva, ossigeno e tempo.

Affinare il vino a contatto con le fecce di lievito rimaste dopo la fermentazione può modificarne consistenza, spuma e aromi. La degradazione dei lieviti rilascia infatti diverse sostanze nel vino. Il risultato varia comunque secondo vitigno, tipo di lievito, temperatura e durata del contatto.

Il vino continua a cambiare anche in bottiglia. Ossigeno introdotto all’imbottigliamento, chiusura, temperatura, luce e tempo influenzano pigmenti, esteri e composti solforati. Alcuni vini hanno una struttura adatta al lungo invecchiamento; molti altri sono prodotti per essere bevuti quando conservano il frutto fresco.

Le informazioni sull’etichetta

L’etichetta riporta informazioni come produttore, origine, vendemmia, vitigno e grado alcolico.

  1. Produttore e imbottigliatore: verificare se chi coltiva l’uva, produce il vino e lo imbottiglia coincide. Si distingue inoltre una cooperativa da un’azienda che acquista uve o vini da altri per commercializzarli con il proprio nome, e si controlla l’eventuale imbottigliamento conto terzi.
  2. Origine e indicazione geografica: distinguere un territorio delimitato per legge con regole produttive da un semplice nome commerciale.
  3. Annata: indica l’anno di raccolta dell’uva, non quello di imbottigliamento o commercializzazione.
  4. Vitigno: anche quando ne viene indicato uno solo, la possibilità di aggiungerne altri in una certa percentuale dipende dalle norme locali.
  5. Grado alcolico e volume: l’alcol offre un indizio sul corpo, da considerare però insieme ad acidi, zuccheri ed estratto.
  6. Termini su dolcezza, bollicine e affinamento: possono indicare categorie previste dalle regole d’origine, non avere soltanto il significato comune.
  7. Allergeni e ingredienti: controllare solfiti, possibili residui di latte o uova e quali informazioni sugli ingredienti sono dichiarate.
  8. Lotto e importatore: servono a rintracciare il prodotto in caso di problemi.

Vitigno e affinamento in rovere sono informazioni distinte dal livello qualitativo. Anche per Riserva, Old Vine e Naturale occorre consultare norme locali e registri produttivi per conoscerne il significato preciso.

Valutare il vino attraverso gusto e aroma

Osservare, annusare e assaggiare coinvolge vista, olfatto, gusto, sensazioni tattili della bocca e aspettative di chi beve. Gli aromi percepiti direttamente dal naso possono differire da quelli che risalgono dalla bocca per via retronasale. Composizione di etanolo, zuccheri, acidi e polifenoli, saliva e respirazione influenzano anch’essi la diffusione degli aromi.

Vino rosso nel bicchiere

1. Osservare l’aspetto

Valutare luminosità, tonalità, torbidità e bollicine. Il colore suggerisce vitigno, macerazione, acidità, contatto con l’ossigeno e affinamento, ma non dimostra con certezza annata o qualità.

2. Annusare

Annusare prima e dopo aver fatto ruotare il bicchiere. Annotare intensità, pulizia, tipi di aroma e persistenza. Più che indovinare esattamente un frutto, aiuta distinguere note fresche o essiccate e quali caratteri prevalgono tra fiori, erbe, spezie, fermentazione, legno e affinamento.

3. Distinguere gusto e sensazioni tattili

Considerare separatamente dolcezza, acidità, amarezza, astringenza dei tannini, calore alcolico, viscosità, bollicine e corpo. L’astringenza tannica è una sensazione tattile diversa dall’amarezza. I tannini interagiscono con le proteine salivari e le superfici della bocca, provocando secchezza e contrazione. L’intensità dipende non solo dalla quantità di tannini, ma anche dal loro tipo e dalle altre componenti del vino.

4. Valutare equilibrio e persistenza

Osservare se acidità, zuccheri, tannini, alcol o aromi coprono eccessivamente gli altri elementi. Annotare quali aromi e sensazioni rimangono dopo aver deglutito o sputato, e quanto durano. I criteri di complessità ed equilibrio possono cambiare con stile e persona. Anche degustatori formati non attribuiscono esattamente gli stessi criteri e pesi alla qualità complessiva, e i giudizi degli esperti possono differire dalle preferenze dei consumatori.

Il gusto secondo temperatura, bicchiere e aria

Trovare la temperatura adatta

A bassa temperatura aromi, dolcezza e sensazione alcolica possono attenuarsi e l’acidità risultare più netta. Un vino troppo caldo può mostrare prima di tutto alcol e aromi pesanti. Poiché lo stesso vino cambia con la temperatura, può essere utile iniziare leggermente fresco e seguirne l’evoluzione nel bicchiere mentre si scalda.

Se gli aromi si percepiscono poco, lasciarlo scaldare leggermente; se prevale il calore dell’alcol, abbassare un po’ la temperatura.

Scegliere il bicchiere

Il bicchiere deve essere pulito, privo di odori e avere spazio sufficiente a raccogliere gli aromi. La forma influenza questo spazio e il modo di percepire il profumo. Per confrontare più vini conviene usare bicchieri della stessa forma, riducendo le differenze dovute al recipiente.

Decantazione e contatto con l’aria

La decantazione serve a separare il vino limpido dai depositi. Il contatto con l’aria disperde alcuni aromi e accelera altre reazioni. Subito dopo l’apertura si assaggia un bicchiere e si decide la durata dell’ossigenazione secondo la velocità con cui cambiano odori e aromi. In particolare, i vini vecchi e delicati possono perdere rapidamente il profumo.

Le basi della conservazione

Per una lunga conservazione si sceglie un luogo fresco, buio e a temperatura costante, limitando vibrazioni e sbalzi termici. La ricerca considera 15–17 °C un intervallo adatto alla conservazione del vino. I vini non destinati al lungo invecchiamento è meglio berli prima. In uno studio, un Malbec conservato a 25 °C cambiava colore e aroma più rapidamente che a 15 °C, e dopo 24 mesi mostrava caratteristiche sensoriali diverse.

  • Evitare sole, calore delle lampade, vicinanza a forni o caldaie e abitacoli dei veicoli.
  • Per la lunga conservazione è preferibile un luogo stabile a uno con frequenti oscillazioni di temperatura.
  • Coricare le bottiglie con tappo di sughero naturale è una pratica volta a limitarne l’essiccazione. Altre chiusure possono non richiedere lo stesso accorgimento.
  • Perdite, sughero sporgente o livello del vino insolitamente basso possono suggerire problemi di calore o tenuta.
  • Dopo l’apertura, richiudere e refrigerare può rallentare ossidazione e cambiamenti microbici. Si può refrigerare anche il rosso avanzato, riportandolo alla temperatura adatta prima di berlo.
  • Dopo l’apertura, quantità residua e contatto con l’ossigeno modificano l’aroma: prima di bere di nuovo, controllare odore e gusto.

La luce può accelerare l’ossidazione. Bianchi, rosati e spumanti in bottiglie trasparenti possono essere più sensibili all’esposizione. Oltre al colore della bottiglia, contano intensità e durata della luce e sostanze antiossidanti presenti nel vino.

Riconoscere i difetti del vino

Non tutti gli aromi insoliti sono difetti. In alcuni vini, piccole quantità di note ossidative, aromi di determinati lieviti o acidità volatile contribuiscono alla complessità. Per giudicare un difetto si considerano insieme concentrazione aromatica, equilibrio complessivo, stile voluto dal produttore, sicurezza e ripetersi del fenomeno in più bottiglie.

Segnale percepito Possibile causa Distinzione utile Cosa può fare il cliente
Cartone bagnato, muffa e frutto attenuato Contaminazione di tipo tappo, anche da TCA Contaminazioni ambientali possono produrre sentori simili anche senza tappo di sughero Verificare con un bicchiere nuovo e controllare anche la bottiglia, poi chiedere la sostituzione.
Odore di aceto o solvente per smalto Acidità volatile o acetato di etile elevati In piccole quantità possono sembrare parte del profumo fruttato Se coprono tutto il vino e risultano sgradevoli, chiedere una verifica al personale.
Mela guasta, paglia, gusto piatto e imbrunimento Ossidazione eccessiva o acetaldeide In alcuni vini a maturazione ossidativa può essere un carattere voluto Verificare lo stile originario e confrontare con una bottiglia nuova.
Uova marce, fogna, gomma o cipolla Composti solforati riduttivi, come idrogeno solforato e mercaptani Odori lievi possono attenuarsi con l’aria, ma non scompaiono tutti Osservare brevemente nel bicchiere e chiedere una verifica se persistono.
Farmaci, cerotto o sella Metaboliti di Brettanomyces Alcuni li apprezzano, ma possono essere un difetto se coprono il frutto Chiedere se appartengono allo stile voluto.
Sensazione sgradevole che compare in ritardo sul fondo della lingua dopo la deglutizione, simile a una gabbia di topi o a un deposito di cereali Sentore di topo, o mousiness La capacità di percepirlo varia molto tra le persone Se persiste, smettere di bere e chiedere la sostituzione.

Se dal bicchiere proviene un odore strano, versare il vino in un bicchiere nuovo e pulito e verificare se l’odore rimane e se si percepisce anche nella bottiglia. Potrebbero essere rimasti odori di detergente, panno o armadio.

I principi dell’abbinamento

Scegliere il vino in base ad acidità, dolcezza, grassi e intensità aromatica del piatto riduce il rischio che uno dei due copra l’altro. Per esempio, un vino che rispetta gli aromi delicati degli ortaggi crudi, oppure uno con sufficiente acidità e consistenza per una salsa ricca di frutta a guscio.

Accordare l’intensità di piatto e vino

Un cibo delicato può essere coperto da alcol elevato, rovere intenso e tannini ruvidi. Al contrario, salse concentrate e aromi di brace possono far sembrare piatto un vino troppo leggero. Alcol, zuccheri, tannini e aromi del vino, insieme a grassi, amidi e concentrazione della salsa, determinano la sensazione di corpo in bocca.

Il contrasto tra acidità e consistenza grassa

Un vino di buona acidità può lasciare una sensazione più fresca dopo cibi grassi o cremosi. Può anche evitare di apparire piatto accanto a un piatto acido. Se però il cibo è molto più acido del vino, quest’ultimo può sembrare piatto; se è il vino ad avere un’acidità eccessiva, l’insieme può risultare tagliente.

Come la dolcezza del cibo cambia il vino

Dopo un alimento dolce, un vino secco può sembrare più acido e amaro, con frutto meno evidente. Con salse dolci o dessert si possono quindi confrontare per primi vini dalla dolcezza pari o più marcata. Anche acidità, amarezza, grassi e preferenze personali intervengono: occorre assaggiare l’abbinamento.

Tannini e cibo

I tannini interagiscono con le proteine salivari e le superfici della bocca, provocando secchezza e contrazione. Grassi, proteine, sale, acidi e consistenza del cibo possono modificarla, ma quantità di tannini e intensità dell’astringenza non sono esattamente proporzionali.

Anche olio dei fritti, proteine della soia, salse di frutta a guscio, consistenza dei funghi e amidi possono rendere più morbido l’incontro con i tannini. Osservando salse e cotture della cucina vegetale si trovano abbinamenti adatti anche a vini nettamente tannici.

Richiamare gli aromi o creare un contrasto

Con i piatti arrostiti si possono richiamare note simili di rovere o affinamento; con funghi dal forte carattere terroso, creare un contrasto di erbe fresche e agrumi. Dopo aver accordato gli aromi, si assaggia per verificare che né piatto né vino prevalgano troppo.

Annotare le proprie preferenze

Lo stesso abbinamento viene giudicato diversamente secondo sensibilità al piccante, preferenza per il secco e familiarità con alcuni aromi. Durante un confronto è utile che ciascuno annoti le proprie impressioni prima di ascoltare gli altri: le loro parole possono influenzare ciò che si registra.

Scegliere il vino per i piatti vegetali

Questi criteri aiutano a scegliere il carattere del vino secondo gusto e consistenza del piatto. Anche la stessa preparazione richiede scelte diverse quando cambiano sale, acidità, dolcezza, peperoncino e fermentazione.

Tavola con piatti di ceci, zucca e verdure e un calice di vino

Ortaggi crudi, erbe e condimenti agli agrumi

Se prevalgono erbe fresche, note vegetali e acidità elevata, si può iniziare da un vino leggero, aromaticamente netto e di buona acidità. Rovere intenso, alcol elevato e tannini ruvidi possono coprire la delicatezza delle foglie. Se il condimento è molto dolce, un vino completamente secco può sembrare più tagliente: conta anche la dolcezza della salsa.

Pomodoro, aceto e acidità della fermentazione

Salse di pomodoro e sottaceti hanno già un’acidità elevata. Anche il vino deve averne abbastanza per non apparire piatto al confronto. Se il cibo è dolce, si considerano zucchero residuo o ricchezza del frutto; se è piccante, si regolano anche alcol e intensità tannica.

Funghi, melanzane e ortaggi a radice arrostiti

Se dominano doratura, brace e umami intenso, si possono considerare vini di intensità aromatica almeno media, con note di terra, erbe o affinamento. Un’acidità netta offre un’altra possibilità di contrasto. Per accordare il corpo, contano grado di cottura, concentrazione della salsa, olio e sale, non soltanto il nome fungo.

Soia, tofu e tempeh

Il tofu delicato risente molto del condimento. Tofu al limone e alle erbe, tofu con salsa di soia o doenjang e tofu piccante richiedono vini diversi. Per tempeh o soia arrostita, con note tostate e di doratura, si possono confrontare vini di corpo e acidità medi, con tannini non eccessivi oppure aromi che ricordano lievito e frutta a guscio. Umami e sapidità delle paste fermentate e della salsa di soia possono modificare amarezza e astringenza del vino.

Frutta a guscio, sesamo e salse vegetali cremose

Salse grasse e dense come tahina, crema di anacardi e latte di cocco possono trovare un contrasto nell’acidità o nelle bollicine. Le note di frutta a guscio tostata possono anche richiamare aromi ossidativi, di lievito o di affinamento in rovere. Se però dolcezza e spezie della salsa sono più forti, si parte da questi elementi.

Fritti

Con olio, sale e croccantezza, confrontare inizialmente vini di buona acidità o spumanti è un criterio pratico. La sensazione di grasso viene modificata non solo dalle bollicine, ma anche da acidità, dolcezza e grado alcolico.

Peperoncino e spezie

Con il piccante, alcol elevato e tannini forti possono accentuare l’irritazione. Tra i vini da confrontare si includono quelli poco alcolici, ricchi di frutto e con un lieve residuo dolce. Assaggiando anche vini freschi e poco alcolici si può osservare come cambia la sensazione piccante.

Foglie amare e sentori bruciati

Quando prevale l’amarezza di radicchio, cavolo riccio o superfici annerite dalla cottura, amarezza del vino e tannini ruvidi possono sommarsi e affaticare il palato. Si possono provare vini poco tannici, con frutto sufficiente e acidità o lieve dolcezza. Nel piatto, sale, acidi e grassi aiutano a regolare l’equilibrio. Amarezza e astringenza sono sensazioni diverse e non vanno riunite in un unico gusto forte.

Dessert dolci

Dessert di frutta, cioccolato, caramello e frutta a guscio differiscono non solo per zuccheri, ma anche per amarezza, acidità e grassi. La dolcezza del cibo può far sembrare il vino meno dolce, più acido e più amaro. Se si vuole un vino secco, può essere utile ridurre lo zucchero del dessert o sceglierne uno meno dolce. Il dessert si può gustare anche con tè o bevande analcoliche.

Come il cibo cambia il gusto del vino

Assaggiare prima il vino da solo, poi un boccone e infine di nuovo lo stesso vino aiuta a capire come il cibo modifica acidità, dolcezza e astringenza. Anche poco sale o succo di limone in più cambia l’impressione dello stesso abbinamento.

  • Dopo una salsa grassa, osservare quanta freschezza lascia il vino in bocca.
  • Se la dolcezza del piatto accentua acidità e amarezza del vino, regolare lo zucchero del cibo oppure la dolcezza del vino.
  • Se con un condimento ricco di umami i tannini sembrano ruvidi, scegliere un vino dai tannini più morbidi.

Verificare se un vino è vegano

Il vino ha come materia prima principale l’uva, ma durante la produzione si possono usare chiarificanti per migliorarne limpidezza e stabilità o regolare astringenza, amarezza e colore. Tra questi figurano sostanze animali come gelatina, colla di pesce ottenuta dalla vescica natatoria, albume, caseina del latte o latte scremato. I chiarificanti si legano ai componenti del vino, sedimentano e vengono rimossi; l’impiego di sostanze animali nella produzione può comunque non rispettare i comuni criteri vegani.

Le alternative ai chiarificanti animali

Chi vinifica può lasciare sedimentare naturalmente le sostanze senza chiarificanti. Può anche ricorrere al travaso, separando il vino limpido dal deposito e trasferendolo in un altro recipiente, oppure alla filtrazione. Altre possibilità sono bentonite, un minerale argilloso, polivinilpolipirrolidone o PVPP, un adsorbente sintetico, proteine di pisello o patata e chitosano di origine fungina.

L’assenza di chiarifica non determina da sola un livello qualitativo o una certificazione vegana. Anche con proteine vegetali occorre valutare separatamente allergeni ed effetti sul gusto.

Indicazioni sugli allergeni e indicazioni vegane

L’etichettatura degli allergeni e la verifica dell’impiego di coadiuvanti animali coprono aspetti diversi. Le norme sugli allergeni possono basarsi sulle sostanze residue rilevabili nel prodotto finito; i coadiuvanti rimossi durante la lavorazione possono essere trattati diversamente dagli ingredienti ordinari. Per verificare l’idoneità vegana si esaminano quindi etichetta e documenti produttivi della specifica annata.

I documenti da consultare per la verifica vegana

  1. Certificazione vegana di un organismo indipendente applicabile anche all’annata o al lotto
  2. Dichiarazione del produttore riferita al prodotto e all’annata specifici
  3. Scheda tecnica aggiornata ricevuta dal produttore e conservata dall’importatore o fornitore
  4. Risposta produttiva precisa che escluda l’uso di chiarificanti animali
  5. Banca dati o descrizione del venditore con data e provenienza dell’informazione chiare

Il produttore può cambiare metodo di chiarifica da un’annata all’altra. Una vecchia risposta sul marchio non garantisce quindi tutte le annate. Per indicare un vino come vegano al ristorante occorre registrare data della risposta del fornitore, nome del prodotto, annata o lotto e ambito della verifica.

Solfiti e idoneità vegana

I solfiti servono a gestire ossidazione e microrganismi e non determinano l’origine animale del prodotto. Biologico, naturale, senza aggiunte e biodinamico rispondono a criteri diversi di coltivazione, vinificazione o certificazione, e non significano automaticamente vegano. L’idoneità vegana va verificata separatamente mediante certificazione o documentazione produttiva precisa.

Salute e sicurezza

L’alcol è associato a diverse malattie e al rischio di cancro; non è stata identificata una modalità di consumo completamente priva di rischio. In gravidanza, prima di guidare, durante l’assunzione di farmaci, in presenza di malattie o al di sotto dell’età legale per bere, occorre seguire indicazioni mediche e legge. Nella degustazione professionale il vino può essere sputato senza deglutirlo.

Domande frequenti

Il rosso si fa solo con uve rosse e il bianco solo con uve bianche?

No. Il rosso si ottiene generalmente macerando insieme bucce di uve rosse e succo per estrarre pigmenti e tannini. Poiché la maggior parte di queste uve ha polpa chiara, separando presto le bucce si può ottenere un vino chiaro anche da uve rosse. Fanno eccezione alcune varietà con polpa pigmentata.

Il rosato si fa soltanto mescolando rosso e bianco?

No. Tra i metodi più comuni figurano pressatura diretta di uve rosse oppure breve contatto con le bucce, seguito da separazione e fermentazione del succo. Esistono anche salasso e taglio, con norme diverse secondo la regione.

Perché un vino secco può sembrare dolce e fruttato?

La dolcezza degli zuccheri residui e l’aroma che ricorda la frutta sono distinti. Gli aromi fruttati volatili possono intensificare la dolcezza percepita; acidi, alcol e aromi agiscono insieme. Un vino secco molto fruttato può quindi sembrare dolce.

Tutti i rossi vanno decantati?

No. La decantazione è utile per separare i depositi, ma vantaggi e perdite del contatto con l’aria cambiano da vino a vino. Assaggiare prima un bicchiere e osservarne la velocità di evoluzione aiuta a decidere. Un lungo contatto con l’aria può essere sfavorevole soprattutto ai vini vecchi e delicati.

Il sentore di tappo significa che nel vino ci sono pezzi di sughero?

No. La contaminazione comunemente chiamata sentore di tappo deriva da sostanze odorose come il TCA e si manifesta con muffa umida e frutto attenuato. È diversa dalla presenza di frammenti di sughero; contaminazioni simili possono verificarsi anche in ambienti senza contatto con il sughero.

Un deposito significa che il vino è guasto?

Non necessariamente. Pigmenti, tannini e tartrati possono sedimentare durante l’affinamento. Se odore e gusto sono normali, il deposito può essere separato decantando. Perdite, torbidità anomala oppure bollicine che suggeriscono rifermentazione insieme a odori sgradevoli richiedono invece una verifica specifica.

Il vino vegano ha un gusto diverso?

L’idoneità vegana riguarda l’impiego di sostanze animali nella produzione, non un unico gusto o aroma. Chiarificanti vegetali o minerali, assenza di chiarifica e metodi di filtrazione possono dare risultati differenti, influenzati anche dalla composizione del vino.

Un vino con solfiti non è vegano?

No. I solfiti gestiscono ossidazione e microrganismi e non sono legati ai chiarificanti animali. L’idoneità vegana si verifica mediante certificazione o informazioni produttive precise del produttore o fornitore.

Tutti i vini biologici sono vegani?

Non si può affermarlo senza verifica. La certificazione biologica riguarda soprattutto coltivazione e sostanze consentite e non equivale a quella vegana. Occorre consultare separatamente norme della certificazione e registri dei chiarificanti e coadiuvanti impiegati.

Con i piatti vegetali è meglio il bianco?

Non basta il colore. Funghi alla brace e salse fermentate intense possono accompagnarsi a rossi corposi e chiaramente tannici. Con una salsa di pomodoro piccante conta più l’equilibrio tra acidità, zucchero residuo e alcol. Si parte da acidità, dolcezza, umami, amarezza, grassi, piccantezza e intensità aromatica del piatto finito.

Il vino deve essere più dolce del cibo?

Nell’abbinamento con un piatto dolce, il cibo può far sembrare il vino meno dolce, più acido o amaro. Verificare una dolcezza pari o più evidente nel vino è quindi un punto di partenza utile. Acidità, amarezza, grassi, temperatura e gusto personale intervengono comunque: bisogna assaggiare.

Un intenso aroma di rovere indica un vino pregiato?

No. Aromi del rovere nuovo e scambio di ossigeno sono strumenti per costruire il carattere del vino. Se non si integrano con concentrazione di gusto e aromi dell’uva, acidità e tannini, il legno può coprire frutto e caratteri dell’origine.

Il vino con tappo a vite non invecchia?

Il vino continua a cambiare anche sotto tappo a vite. La chiusura è uno dei diversi fattori che influenzano passaggio di ossigeno e tenuta. Contano anche temperatura, ossigeno introdotto all’imbottigliamento e composizione del vino: non si possono quindi classificare sughero e tappo a vite come sinonimi di alta e bassa qualità.

Un vino molto premiato è il migliore con qualsiasi piatto?

Non necessariamente. La qualità giudicata degustando il vino da solo e l’armonia con un piatto specifico sono aspetti diversi. Un buon abbinamento dipende da vino, cibo, persona, contesto del pasto e cultura.

Il vino con i piatti di Mahina

Tavola di Mahina Vegan Table con calici
Mahina Vegan Table.

Per accompagnare i piatti vegetali di Mahina con il vino, considerate insieme acidità e dolcezza delle salse, aromi di cottura e piccantezza. Un vino dall’acidità netta può creare contrasto con una salsa grassa; un piatto dalle note arrostite può armonizzarsi con gli aromi di affinamento del vino.

Scopri il menu di Mahina Vegan Table